Il problema non è il diritto. È il modello professionale.

Sono un avvocato, cos’altro dovrei dirti per spiegarti cosa faccio? Ne avrai sentite mille di descrizioni, ed anche tu lo fai

Con una punta di esasperazione mi ha risposto Francesca alla domanda:​ 

Di quale attività ti occupi?

E ho capito cosa intendeva.

Per molto tempo “fare l’avvocato” ha avuto un significato preciso, quasi monolitico.
Il/la professionista che conosce il diritto, va in tribunale e "litiga per conto terzi". Il/la professionista da chiamare quando c'è un problema.

Oggi non è più così.

Eppure l’avvocatura ripete, troppo spesso, sé stessa.

L’illusione dell’innovazione

Oggi si parla tanto di innovazione legale. Spesso con un taglio prettamente tecnologico:

  1. software
  2. intelligenza artificiale
  3. automazione.

Ma la crisi dell'avvocatura non causata dalla mancanza di strumenti.
Di strumenti ce ne sono fin troppi.

La crisi dell'avvocatura è determinata dalla mancanza di idee.

Ho visto studi investire tempo, energia e migliaia di euro in nuove piattaforme…
per continuare a offrire lo stesso identico servizio, nello stesso identico modo.

Il punto è semplice:

la tecnologia migliora il lavoro. Ma non salva un modello sbagliato

Cosa è cambiato davvero

Siamo nell’era delle informazioni senza limiti.

I clienti oggi sono più informati, anche se non sempre correttamente.
E soprattutto sono più ansiosi:

  • per i livelli minimi di fiducia nelle istituzioni, non solo giudiziarie;
  • per la pressione economica crescente;
  • per l’incertezza diventata normalità.

Tutto va più veloce e senza una direzione chiara.

Questo genera una conflittualità relazionale sempre più forte, più emotiva, più esasperata in ogni settore. Come è sotto gli occhi di tutti.

Viviamo in un mondo fragile, ansioso, non lineare ed incomprensibile e dentro questo scenario, l’avvocatura non può continuare a fare finta che basti “fare bene l’avvocato” nel modo "classico".

Il passaggio vero è il servizio

Dobbiamo entrare in una nuova veste dell’attività forense ed accettare che oggi, in questo nuovo mondo, l’avvocato viene scelto non solo per le competenze tecniche, ma per ciò che le persone cercano davvero.

Che può essere sicurezza, chiarezza, fiducia o altro, sta all'avvocato comprenderlo.

La competenza tecnica rimane una condizione necessaria, ma non è più sufficiente.

E non è un discorso di "fare marketing", il marketing, semmai, è una conseguenza di questo ragionamento.

La questione è un'altra

il servizio legale oggi deve cambiare forma

Non basta più limitarsi all’assistenza giudiziaria o alla consulenza stragiudiziale, per quanto fondamentali.

Serve creare servizi che vadano oltre. Servizi nuovi che siano adatti a questi tempi e possano essere caratterizzati anche da:

  • presenza;
  • comunicazione;
  • capacità di leggere il contesto;
  • fiducia come infrastruttura del proprio agire professionale.

E qui arriva il vero nodo, quello che molti non vogliono vedere:

il rischio oggi non è restare indietro.
Il rischio è innovare tradendo sé stessi.

In buona sostanza: cosa significa innovare i servizi?

Significa una cosa precisa:

non è il cosa fai, ma è il come lo fai e, soprattutto, perché lo fai.

È passare da: “difendo ed assisto i clienti” “preparo i clienti a gestire una situazione complessa”.

Il servizio legale non è più solo ricevere una delega in bianco. È aiutare il cliente a prendere scelte consapevoli e ad assumersi la responsabilità di quelle scelte. È prevenire problemi futuri, non solo curare quelli presenti.

È passare da: “ti spiego cosa devi fare” “comprendo ciò di cui hai davvero bisogno”.

Attraverso ascolto, presenza, domande. Attraverso la capacità di far emergere chiarezza nei bisogni reali.

È passare da: “il cliente mi porta il problema” a“costruiamo insieme lo strumento per trovare la migliore soluzione”.

È un approccio proattivo al diritto e alla relazione. 

E oggi questo può voler dire creare servizi che fino a pochi anni fa sembravano “fuori contesto”, ma che invece rispondono esattamente ai bisogni di questo tempo.

Alcuni esempi?
Non “idee strane”. Risposte concrete ai bisogni di questo tempo.

  • testamenti narrativi
  • contratti basati sui valori
  • coordinamento contrattuale
  • percorsi di prevenzione del conflitto nelle imprese e nelle famiglie
  • strumenti di facilitazione per decisioni complesse
  • accompagnamento nella gestione delle relazioni critiche

Possono esistere infiniti servizi.

Ma devono fare “click” prima con te come persona, e solo dopo con te come professionista. Ed infine con i clienti.

Perché il punto non è inseguire la pressione esterna. Il punto è costruire un modo nuovo di essere avvocati che sia coerente con ciò che sei.

L’innovazione non è aggiungere strumenti. È cambiare postura.

L’innovazione non è diventare più moderni. Oggi è diventare più veri.

È cambiare postura nella relazione con il cliente, con il conflitto, con il proprio ruolo.

Perché il mondo è cambiato e se l’avvocatura vuole restare utile, non può limitarsi a difendere meglio.

Deve imparare a costruire fiducia, chiarezza e direzione.

Perché oggi la competenza apre la porta.
Ma è la fiducia che fa restare le persone.

E la domanda, alla fine, è una sola:

che tipo di avvocato vuoi essere adesso?



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